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Un sasso nello “stagno della Democrazia rappresentativa”

Una proposta dell'associazione World-Lab

Che la Democrazia rappresentativa appaia agli occhi dei più come un acquitrino stagnante e sempre più insalubre è oramai una triste evidenza, soprattutto se alle percentuali dei non-votanti si aggiungono quelle di chi vota “turandosi il naso” o per inerzia e, comunque, senza aspettative.

E non serviva il teorema di Arrow, nobel dell'economia, per dimostrarlo.

Con riferimento all'Italia dei nostri giorni, ha ragione chi descrive la destra e la sinistra come le rotaie di uno stesso binario, e fin qui poco male, la direzione del quale, e questo è il problema, è decisa da fuori.

Indipendentemente dalle molteplici ragioni di questo deplorevole stato di cose, ciò che conta è trovare una via per uscirne.

Ebbene, anche se sembra trattarsi di una tipica “missione impossibile”, una buona notizia arriva da Venezia dove un gruppetto di esperti, facenti capo all'associazione informale World-Lab (www.worldlabnetwork.org) ha immaginato qualcosa di inedito nel panorama politico: un Partito di nuova generazione caratterizzato da un programma di duplice natura, Meta-politica e Politica, le due componenti essendo in forte sinergia al punto che entrambe hanno, solo assieme, un senso compiuto.

Va detto subito che il programma Meta-politico è realizzabile con il quadro legislativo in vigore e quindi è alla portata della della società civile.

Sembra perciò che il Partito politico da cui emana, la cui funzione è di proporre leggi, non abbia un qualche ruolo da svolgere.

Ma così non è.

In effetti, il Partito in questione ha, con riferimento al programma Meta-politico, un duplice ruolo:

  • apportare il Patrocinio delle Prassi che a tale programma danno corpo
  • fornire, grazie al suo programma Politico, un ampio quadro di riferimento alla realizzazione del programma Meta-politico stesso.

Per quanto riguarda la descrizione dettagliata di tali Prassi si rimanda ad una documentazione specifica indicata nel sito-web di World-Lab.

Qui basti dire che l'obiettivo del Partito, che si vuole trans-nazionale, è di dare all'Italia e agli altri Paesi europei che dovessero adottarlo nelle sue due componenti, un assetto Federale rendendo possibile, per questa via, una sostenibilità sociale ed ambientale duratura nel Continente.

Ed è proprio l'attuazione del programma Meta-politico che indica la via da percorrere.

In effetti in una economia quasi totalmente Eteronoma (dove regna la produzione indirizzata a terzi consumatori e quindi deve essere mercificato tutto ciò che risulta possibile) un radicale cambiamento non può essere attuato che facendo appello al Paradigma dell'Autonomia, cioè l'auto-produzione, per conferire l'auto-determinazione, per quanto limitata alle tipologie di beni e servizi prodotti, alle collettività auto-produttrici e, indirettamente, alle famiglie che le compongono.

Ovviamente le collettività alla base della detta Meta-politica sono solo quelle private (essenzialmente Mutue multi-attività e loro consorzi).

Mentre quelle del programma Politico sono quelle pubbliche ai diversi livelli territoriali.

Va da sé che tali collettività auto-produttrici, specialmente quelle private (ma anche quelle pubbliche, con riferimento ad una loro eventuale produzione di beni e servizi individuali) dovranno operare in regime di competitività, inter-paradigmatica nella fattispecie.

In effetti il Mercato continua ad avere un suo ruolo nel sistema anche se, da un lato, il suo ambito d'azione potrà risultare confinato alle produzioni ad alta intensità di capitale (dove compete con le collettività pubbliche) e, dall'altro, esso tenderà ad auto-orientarsi, nel nuovo contesto, verso una maggiore responsabilità sociale ed ambientale.

Si dirà, a ragione, che ad oggi quanto sopra esposto consiste in una semplice proposta, come altre possibili.

In effetti solo la sperimentazione, facilmente attuabile in una realtà territoriale pilota, permetterà di convalidare o di inficiare la validità di tale proposta.

Si deve comunque riconoscere che i Partiti politici attuali, tutti privi di una Meta-politica potenzialmente dirompente, se socialmente gradita, e in grado di trasformare significativamente il sistema economico capitalista, non vanno lontano se il loro programma Politico non è nell'alveo predeterminato oggi dominante.

Non resta quindi che sperimentare la Prassi (nella forma di una cooperativa di auto-produzione multi-attività limitata ai beni e servizi di prima necessità, oggi denominata Convivio) attraverso una realizzazione sul terreno.

Se questa si dimostrerà probante, cioè socialmente gradita, la sua diffusione, simultanea, sarà pressoché generalizzata nonostante il suo carattere “sovversivo”, una caratteristica che sembra essere lecita solo se associata al Paradigma dell'Eteronomia (la mercificazione di un bene precedentemente auto-prodotto ...non è peccato!).

Il sottoprodotto di una tale diffusione si tradurrà, verosimilmente, in consenso elettorale per il Partito patrocinatore, il quale potrà così attuare il suo programma Politico che può dirsi fortemente orientato alla diffusione dell'Autonomia in vista di una maggiore auto-determinazione, negli ambiti ove questo risulta fattibile e socialmente gradito, di persone e collettività.

Si diffonderà inoltre la consapevolezza che anche se alcuni beni e servizi è preferibile auto-produrli in ambito ristretto (Convivio), molti altri converrà auto-produrli in ambiti più ampi (Consorzi di Convivi).

E questo vale anche per le collettività pubbliche che privilegeranno l'auto-produzione interna in certi ambiti ma saranno portate ad ampliare gli orizzonti, in chiave federalista, quando si tratterà, con riferimento alle collettività nazionali, di auto-produrre servizi collettivi di importanza strategica (es. politica estera, difesa, ricerca).

Logica conseguenza della proposta di World-Lab

E' oramai da molto tempo che in tutti gli ambiti della società ha preso piede il luogo comune secondo il quale chi vuole uscire dal sistema capitalista oramai degenerato, formalmente gestito dalla Democrazia rappresentativa (dove, di fatto, le poche mani private detentrici di grandi concentrazioni di capitale dettano l'agenda), deve “buttarsi in politica” con un suo programma e raccogliere, su tale base, il necessario consenso popolare.

Non ci vuole molto per capire che si tratta di un tranello che i veri detentori del potere e fautori dello status-quo tendono a chi mira ad un cambiamento strutturale del sistema socio-economico. In effetti se quest'ultimi accettano che l'agone abbia luogo sul terreno dell'informazione scelto dall'avversario, che dispone di gran parte dei media, saranno sicuramente perdenti.

Benché ciò abbia luogo da tempo il detto luogo comune, seppur manifestamente pernicioso, è tutt'ora in auge. Ed è proprio per sfuggire ad un tale tranello, che World-Lab suggerisce la creazione di un nuovo Partito dotato

  1. di un programma Meta-politico basato su una Prassi la diffusione della quale conferisce agli aderenti un'auto-determinazione, certamente parziale, ma riguardante beni e servizi di importanza capitale (lo strumento utilizzato nell'agone, scelto stavolta dal nascente Partito, equivale alla fionda con cui Davide ha avuto la meglio su Golia)
  2. di un programma Politico che, forte del consenso acquisito grazie alla Metapolitica potrà attuare, il quale estende laddove possibile, in perfetta sinergia con quello Meta-politico, il connubio fra l'auto-determinazione e la cooperazione con una logica federalista.

Collocazione “ideologica” del nuovo Partito

Dalle considerazioni precedenti si evince che il Partito di nuova generazione immaginato da World-Lab è vocato alla realizzazione del federalismo nella sua massima espressione.

Comunemente il federalismo evoca una relazione, intercorrente fra Paesi che intendono aggregarsi dando forma ad una nuova Entità sovranazionale, nella quale l'autonomia e la collaborazione vengono coniugate nell'auto-produzione, da parte della detta Entità, di determinati servizi collettivi strategici e di interesse comune.

Sul piano concettuale, tuttavia, il federalismo, inteso come connubio fra autonomia e collaborazione, va visto come una forma organizzativa a valenza generale che può intercorrere anche fra comunità private, e riguardare l'auto-produzione di beni e servizi diversi, a cominciare dai prodotti di prima necessità.

Così, ad esempio, se un dato Convivio preferisce auto-produrre pane al suo interno in vista di garantire un determinato livello di auto-determinazione in termini di varietà prodotte e modalità di produzione, potrà collaborare con altri Convivi per la produzione delle farine al fine di garantire, grazie ad una più grande scala di produzione, un maggiore produttività e quindi costi inferiori.

Con la stessa logica federalista anche i Consorzi di Convivi che così vengono a formarsi, potranno aggregarsi godendo di vantaggi con una perdita di auto-determinazione democraticamente considerata accettabile dai Convivi associati.

Lo stesso vale anche per le collettività pubbliche ai vari livelli geografici, secondo pratiche già in atto (o potenzialmente attuabili) fra Comuni confinanti con riferimento alla produzione di servizi di pubblica utilità.

Ciò vale anche se, generalmente, tali collaborazioni fra Comuni si traducono in semplici Gruppi di Acquisto presso società private beneficiarie di concessioni comunali dalle quali traggono profitti, in assenza di concorrenza, a scapito dell'utente, privandolo altresì di ogni barlume di auto-determinazione: insomma il “peggio del peggio”, originato dalla supina accettazione popolare dell'ideologia neo-liberista secondo la quale l'Eteronomia è il Paradigma che deve prevalere in tutti i possibili ambiti e su tutte le Modalità in cui può essere declinato il Paradigma dell'Autonomia.

Generalmente la prevalenza dell'Eteronomia viene giustificata contrapponendole le Modalità pubbliche dell'Autonomia, preferibilmente ai più alti livelli geografici e abbinandola a determinati beni e servizi: viene così evocata l'assurdità di una auto-produzione di pane a livello statale, ma anche comunale: il prezzo sarà sicuramente più elevato (data la “notoria” scarsa produttività delle strutture produttive pubbliche, surclassata da quella privata stimolata dalla “concorrenza perfetta”, la quale contribuisce anche ad azzerare il profitto) e l'auto-determinazione sarà azzerata in quanto il consumatore dovrà accontentarsi di “ciò che passa il convento” (contrariamente a quanto avviene in ambito eteronomo, quantomeno stando all'utopia secondo cui il cliente è il re e decide, con grande auto-determinazione, cosa deve essere prodotto).

Vorremmo concludere queste considerazioni dicendo che ogni bene e servizio va gestito con la Modalità economica dei due Paradigmi (sia essa privata o pubblica con riferimento all'Autonomia) che più si presta, avendo in mente la salute umana ed ambientale e la loro sostenibilità.

Detto questo, chi non si accorge che il capitalismo non è più rappresentato, nemmeno nei beni e servizi di prima necessità dove la qualità e la sua accertabilità sono fondamentali, da un Mercato locale e concorrenziale, oltre che etico, bensì da multi-nazionali a vocazione monopolistica si metta il cuore in pace: nessuno imporrà restrizioni, né potrebbe, agli attuali operatori dell'economia mondializzata e finanziarizzata, ma nuovi soggetti faranno la loro apparizione e cercheranno, con funzione di contrappesi, di fare meglio di quelli attuali, rendendoli obsoleti.

A questo punto, una domanda sorge spontanea: da quale ideologia discende il federalismo o, meglio, a quale “ignota” ideologia esso dà corpo?

La risposta è semplicissima: basta riferirsi ai principali punti della Dottrina Sociale Cristiana (DSC) quale è venuta a formarsi attraverso le diverse encicliche papali che hanno fatto seguito alla Rerum novarum di Leone XIII, per capire che il federalismo può dirsi l'Ideo-prassi cristiana.

Gli obiettivi che la DSC, incentrata sulla dignità dell'uomo e la cura del creato, suggerisce di perseguire, sono infatti costituiti dalla piena attività permanente e dalla libera iniziativa, che nel federalismo sono ottenute attraverso l'attuazione del duplice programma Meta-politico e Politico del nuovo Partito, e convivono in sinergia.

Diversamente dal Liberismo (collocato a destra nell'immaginario collettivo, fondato sulla sola Eteronomia, secondo cui per salvaguardare la libera iniziativa occorre accettare necessariamente un tasso di disoccupazione conseguente) e dal Collettivismo (collocato a sinistra e fondato solo sull'Autonomia pubblica, secondo cui la piena attività permanente va ottenuta a a scapito dell'iniziativa privata).

Semplificando all'estremo si può dunque dire che l'ideologia connaturata al federalismo, la quale prevede i vantaggi del Liberismo e del Collettivismo ma non i loro inconvenienti, si colloca al centro.

Il nuovo Partito politico potrebbe coerentemente denominarsi, a titolo di esempio, Europa Federale Cristiano-Sociale.